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. 2016 May 4;37(1):49–50.

Multimodal Treatment of Recurrent Pelvic Colorectal Cancer

in collaboration with Francesco BIANCO, Springer, 2016

Reviewed by: Giovanni Maria ROMANO
PMCID: PMC4859778

La chirurgia consigliata per la gran parte dei carcinomi del retto extraperitoneale consiste, come è noto, nell’asportazione completa del mesoretto (“Total Mesorectoral Excision”) e nella chemioradioterapia preferibilmente preoperatoria. Tuttavia tale standard, quasi unanimamente accettato, o almeno dichiarato, non è riuscito ad eliminare le recidive pelviche locoregionali; il problema delle recidive a distanza è un po’ diverso. Questo libro si concentra sulle prime che, nonostante tutto, ancora incidono in percentuali non trascurabili e che, inoltre, si presentano, non infrequentemente, in condizioni locali di varia invasività nei confronti di organi e sistemi causa spesso di difficile se non impossibile soluzione chirurgica. I vari tipi di “imaging” attualmente a disposizione permettono senz’altro migliori indicazioni diagnostiche ma non sempre risolutive pur non trascurando l’associazione con elementi semeiologici clinici e strumentali e la valutazione di un corretto follow-up del tumore operato all’origine di malattia. Per tutte queste ragioni la recidiva pelvica di un carcinoma del retto rimane tuttora un notevole problema.

Su questi dati e considerazioni si fonda la prima parte di questo libro. Segue l’analisi delle tecniche exeretiche fino a quelle fortemente demolitive, per lo più considerate di chirurgia “maggiore”. Per la verità non è possibile definire in questo campo un procedimento standard per la frequente varietà di presentazione e sviluppo delle recidive pelviche che vanno dalle localizzazioni anastomotiche (meno comuni e meglio controllabili) alle forme invasive e fortemente ubiquitarie. Va inoltre considerato che non in tutti i casi se ne può fare una sicura diagnosi preoperatoria pur utilizzando e interpretando le risorse tecnologiche che allo scopo siano doverosamente a disposizione. Morbidità e mortalità vanno ritenute ovviamente ben superiori a quelle conseguenti ad operazioni primarie. Tutti questi elementi e le conclusioni che ne derivano, supportati da una buona statistica clinica e operatoria, prevalentemente dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli, sono descritti nel testo che, inoltre, riserva capitoli particolari alle eventuali “ricostruzioni” urologiche in caso di exeresi allargate e alla preparazione e utilizzo di “flap” per obliterare il cavo di Miles. Si descrivono infine risultati oncologici, qualità di vita degli operati, controllo del dolore e modalità per la palliazione. È allegata copia di un questionario inviato a chirurghi italiani ritenuti di alto volume specifico per valutare una specie di omologazione nazionale dei loro comportamenti terapeutici.

G.M. Romano e il suo collaboratore F. Bianco, con questa monografia, assumono il merito di aver approfondito l’interesse sulla questione delle recidive pelviche da carcinoma rettale cercando di movimentare e validare plurimi punti di vista e comportamenti diagnostici e curativi (Giorgio Di Matteo).


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