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. 2013 Sep 1;26(1 Suppl):47–49. [Article in Italian] doi: 10.1177/19714009130260S114

Sala Velino - 15.35–16.15: Comunicazioni

F Tortora, G Vaccaro
PMCID: PMC5228748

1

15.35-15.43

Valutazione della chemiodiscolisi con miscela di ozono (O2-O3) nella malattia degenerativa del disco lombare: outcomes e fattori prognostici valutati in un gruppo di pazienti con un follow-up di cinque anni

L. Sacchetti, M. Gallucci, M. Perri, A.V. Giordano, A. Splendiani, G. Grattacaso, S. Carducci

DISCAB e UOC di Neuradiologia e Radiologia Interventistica, Ospedale “San Salvatore”/Università dell'Aquila

Obiettivo: Valutare la risposta al trattamento dichemio-discolisi con miscela (O2-O3) nella malattia degenerativa discale lombare.

Metodi e Materiali: Centosessantatre pazienti con lom-bosciatalgia (60 donne e 103 uomini, di età 22-92 anni) sono stati trattati con chemiodiscolisi sotto guida TC dopo aver effettuato un esame preliminare di RMN con valutazione dei sintomi mediante scala VAS. I pazienti sono stati rivalutati dopo 5 anni con un'intervista telefonica. Le procedure sono state effettuate con approccio paravertebrale in 152 (93%) pazienti e interlaminare in 11 (7%) dopo preliminare anestesia locale; in par-ticolare nei dischi vertebrali trattati è stata iniettata una miscela di O2-O3 con betametasone. Inoltre questi farmaci sono stati somministrati anche a livello epi-durale e nello spazio intraforaminale in aggiunta a ro-pivacaina. Le diverse patologie discali trattate sono state classificate in base alla nomenclatura del ASNR. La valutazione dei risultati è stata eseguita con X2 test.

Risultati: Sessantadue di 163 pazienti presentavano un'estrusione, in cinquanta casi delle protrusioni, mentre Bulging-discale in ventiquattro casi. In ventisette casi era presente una patologia vertebrale degenerativa associata. A 5 anni, il trattamento è stato un successo clinico nel 90% dell'estrusioni, nel 85% delle protrusioni, nel 42% dei bulging-discali e nel 49% dei pazienti con fenomeni de-generativi associati. Nessuna differenza nella risposta al trattamento è stata riscontrata tra i pazienti trattati con approccio paravertebrale e quelli per via interlaminare.

Conclusione: Nella nostra esperienza, l'outcome clinico è risultato migliore nei casi di estrusione del nucleo polposo del disco vertebrale e nei casi di bulging-discale. Fattore prognostico di buona risposta al trattamento è stato anche la presenza di segni degenerativi della colonna vertebrale.

2

15.43-15.51

Trattamento palliativo mediante procedure ablative percutanee TC-guidate delle metastasi ossee vertebrali dolorose

L.M. Gregori, A. Conchiglia, C. Masciocchi, L. Zugaro, M. Gallucci

DISCAB e UOC di Neuradiologia e Radiologia Interventistica, Ospedale “San Salvatore”/Università dell'Aquila

Scopo: Dimostrare l'efficacia e la sicurezza del tratta-mento percutaneo di ablazione TC guidata in termini di riduzione del dolore, miglioramento nelle attività di vita giornaliere, e la riduzione di uso di farmaci analgesici in pazienti con dolore per la presenza di metastasi ossee ver-tebrali.

Materiali e Metodi: Durante 36 mesi, 28 pazienti (otto maschi e sei femmine; tra 39 e 72 anni, età media 64) con una o due metastasi ossee vertebrali dolorose, con uno score nella scala VAS da 6 a 10, che non hanno risposto o hanno rifiutato il convenzionale trattamento radiotera- pico o chemioterapico, sono stati trattati con ablazione percutanea TC-guidata. Abbiamo trattato 14 pazienti con termoablazione a radiofrequenze, 8 pazienti mediante termoablazione a microonde e 6 pazienti mediante crioablazione. La risposta al trattamento è stata misurata con il Brief Pain Inventory, e l'uso di analgesici è stato registrato prima e dopo la procedura di ablazione a 1, 4 settimane e a 6 mesi. Le complicanze sono state monitorate.

Risultati: Abbiamo trattato lesioni con diametro massimo da 1 a 3,5 cm. Prima del trattamento il punteggio medio del dolore nelle 24 ore era di 6,7 su 10; il punteggio è diminuito di 3,8, 1 mese dopo il trattamento. Il dolore medio che interferisce con le attività di vita quotidiana era di 5,5 su 10 prima del trattamento ed è diminuita di 3, 2, 1 mese dopo il trattamento. Tutti i pazienti assumevano farmaci analgesici e dopo la procedura abbiamo registrato una riduzione dell'assunzione di tali farmaci. Nessuno complicanza maggiore è stata osservata.

Conclusioni: Il trattamento di ablazione TC guidato è un metodo sicuro ed efficace per la palliazione nelle metastasi ossee vertebrali dolorose.

Bibliografia

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    Groenemeyer DH, Schirp S, Gevargez A. Image-guided percutaneous thermal ablation of bone tumors. Acad ra-diol. 2002; 9 (4): 467-477.

  • 2

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    Callstrom MR, Charboneau JW, Goetz MP, et al. Painful metastases involving bone: feasibility of percutaneous ablation. Radiology. 2002; 224 (1): 87-97.

  • 4

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  • 5

    Conchiglia A, Zugaro L, Franzese P, et al. A feasibility study of percutaneous radiofrequency ablation followed by radiotherapy in the management of painful osteolytic bone metastases. Eur Radiol. 2011; May 1.

Figura.

Figura

3

15.51-15.59

Vertebral Augmentation: esperienza preliminare mediante impianto di endoprotesi in titanio

S. Marini, E. Piras, S. Marcia

U.O.C. Radiologia - P.O. Ss. Trinità; Cagliari

Scopo del lavoro: L'obiettivo dello studio è di valutare l'efficacia di un sistema di vertebral augmentation, mediante impianto di protesi intra-vertebrale in titanio, nel trattamento delle fratture vertebrali sintomatiche, in termini di riduzione della sintomatologia dolorosa e ripristino dell'altezza del corpo vertebrale.

Materiali e Metodi: Sono stati trattati con questo dispositivo (Spinejack, Vexim FR) 9 pazienti (3M, 6F, età media: 69,7 anni) con una o più fratture vertebrali sintomatiche per un totale di 10 corpi vertebrali. I pazienti sono stati selezionati mediante valutazione clinica (anamnesi ed esame obiettivo) e mediante imaging (RX, CTms e RM T2w STIR). Tutte le procedure sono state eseguite in anestesia locale sotto guida fluoroscopica digitale con approccio tran-speduncolare bilaterale. Sono state rilasciate due protesi in titanio per ottenere la riespansione del soma e succes-sivamente è stato iniettato il cemento osseo (PMMA) sotto guida fluoroscopica continua. La riduzione della sintoma-tologia dolorosa è stata valutata mediante Visual Analogue Scale (VAS, 0-10), mentre il recupero delle attività quoti-diane mediante somministrazione dell'Oswestry Disability Index questionnaire (ODI 0-100%) prima della procedura e ad un mese di distanza. Il ripristino dell'altezza del soma è stato valutato mediante acquisizione bidimensionale in TCms prima e dopo la procedura e successivo calcolo dei volumi vertebrali con software Osirix Mac Os. Sono stati esaminati inoltre eventuali leakages di cemento, rifratture a distanza e eventuali rotture o migrazioni degli impianti.

Risultati: Tutti i pazienti hanno riferito una significativa riduzione del dolore (media VAS pre: 8.2, post: 3.0, differenza: 5.2), un significativo recupero delle funziona-lità (ODI pre: 52%, post: 23%, differenza: 29 punti percentuali), un buon ripristino dell'altezza vertebrale (h media pre: 10.6 mm, post: 16.5 mm, differenza: 5.9 mm) ed un incremento del volume del corpo vertebrale (V pre: 13.78 cm3, post: 21.45 cm3, differenza: 7.67 cm3). Non sono state registrate complicanze peri-procedurali né dislocazioni delle protesi a distanza. È stata riscontrata una nuova frattura di un soma non adiacente.

Conclusioni: Dai risultati preliminari il sistema di vertebral augmentation mediante impianto di endoprotesi in-travertebrale in titanio è una procedura sicura ed efficace nel trattamento delle fratture vertebrali sintomatiche determinando il ripristino in altezza dei soma.

4

15.59-16.07

Patologie dell'arco posteriore e spinoplastica: 2 anni di esperienza

L. Manfré

UO Interventistica Spinale Mini-Invasiva, AOE Cannizzaro; Catania

Scopo del lavoro: L'arco posteriore vertebrale è una struttura spesso responsabile delle sindromi algogene vertebrali. In caso di fenomeni degenerativi, il moderato edema osseo può rendersi responsabile di dolore insedabile e di difficile localizzazione spaziale, spesso resistente a fisioterapia e terapia farmacologica. L'arco costituisce una delle sedi predilette per la localizzazione di alcuni tumori primitivi o secondari vertebrali, e in caso di severa osteo-porosi è possibile apprezzare fratture spontanee o rimo-dellamenti ossei, spesso dopo apposizione di distanziatori interspinosi.

Viene valutata l'efficacia del trattamento con iniezione di Polimetilmetacrilato (PMMA) in arco posteriore nelle sin-dromi dolorose a partenza dall'arco posteriore vertebrale.

Materiali e Metodi: Tra 1422 pazienti sottoposti a inter-vento di vertebroplastica negli anni compresi tra ottobre 2001 e maggio 2013, sono stati selezionati 5 casi di pazienti affetti da edema algogeno dell'arco posteriore vertebrale, e 25 pazienti affetti da lesioni tumorali algogene esclusivamente localizzate a livello delle strutture dell'arco posteriore. Tra 202 pazienti sottoposti a apposizione di di-stanziatore interspinoso nel periodo compreso tra ottobre 2010 e maggio 2013, 8 pazienti con frattura (2/8) o rimo-dellamento (6/8) dell'arco posteriore sono stati selezionati.

Tutti i suddetti pazienti sono stati trattati con introdu-zione di PMMA TC-guidata e uso di aghi di Jamshidi da 12G. Tutti i pazienti sono stati infine sottoposti a valuta-zione di controllo clinica e neuroradiologica a 1 e 3 mesi.

Risultati: Non sono state registrate complicanze dalla produra effettuata. La scomparsa del dolore in caso di lesioni edematose o neoplastiche è stata rilevata nell'arco della prima settimana dal trattamento. I pazienti sottoposti a spinoplastica preventiva in caso di apposizione di distanzia-tore interspinoso hanno beneficiato del secondo intervento senza rimodellamento documentato al controllo a distanza.

Conclusioni: La spinoplastica appare oggi una tecnica possibile, con rischi estremamente modesti se corretta-mente eseguita con guida TC. Il rinforzo dell'arco poste-riore permette di ridurre o annullare il dolore da patologia vertebrale primitiva o secondaria. La profilassi con cemen-toplastica consente inoltre di eliminare il rischio di falli-mento di intervento in caso di apposizione di distanziatore interspinoso.

5

16.07-16.15

Introduzione di doppio dispositivo interspinoso in pazienti affetti da re-stenosi del canale vertebrale: esperienza a 2 anni

L. Manfré

UO Interventistica Spinale Mini-Invasiva, AOE Cannizzaro; Catania

Scopo del lavoro: L'applicazione di dispositive interspi-nosi per via percutanea TC guidati è diventata una pratica di adozione routinaria in pazienti affetti da stenosi sin-tomatica degenerative del canale vertebrale, con l'estensione dell'indicazione al trattamento –da parte di nume-rosi Autori in letteratura– alla patologia erniaria discale e degenerative vertebrale. Tuttavia, in una percentuale compresa tra il 3 e il 5% degli impianti inseriti, si assiste al fallimento clinico dell'intervento in un periodo compreso tra 2 settimane e 1 anno per cedimento progressive delle lamine vertebrali (remodeling) o fratture delle spinose, so-vente in pazienti affetti da Osteoporosi.

Abbiamo valutato la possibilità dell'introduzione di un secondo dispositivo di distrazione interspinosa per via percutanea allo stesso livello, previo rinforzo delle lamine spinose mediante tecnica di spinoplastica percutanea. A conoscenza dell'Autore, non esiste in atto letteratura ri-guardo l'apposizione di doppio distanziatore interspinoso.

Materiali e Metodi: 202 pazienti affetti da stenosi degenerativa “molle” del canale vertebrale sono stati sottoposti a trattamento con apposizione di distanziatore interspi-noso TC-guidato in un periodo compreso tra gennaio 2010 e maggio 2013, (172 a livello L4-L5, 25 a livello L3/L4 one, 5 a livello L5/S1). Tra questi, 8/202 pazienti presentavano la ricomparsa del quadro clinico di radicolopatia da stenosi agli arti inferiori in un periodo oscillante da 1 a 6 mesi dopo il primo trattamento. Uno studio TC dimostrava un rimodellamento delle lamine vertebrali in 5 casi, ed una iniziale frattura in 2 pazienti. Abbiamo effettuato un po-tenziamento della struttura delle lamine (o una ripara-zione delle fratture esistenti nei 2 casi citati) mediante introduzione percutanea di 1-2cc di Polimetilmetacrilato (PMMA) TC-guidata, con uso di aghi di Jamshidi di 12G di calibro. Un secondo distrattore interspinoso è stato posto anteriormente (6/8) o posteriormente (2/8) al distanziatore pre-esistente, in base allo spazio anatomicamente disponi-bile per l'intervento.

Risultati: In nessun paziente è stata osservata alcuna complicanza al trattamento di spinoplastica preventiva e all'introduzione del secondo dispositivo interspinoso. La restenosi è apparsa ridotta al bilancio TC immediatamente post-operatorio. La nuova scomparsa della sintomatologia da stenosi è avvenuta in un periodo oscillante da 1 a 3 mesi dopo il secondo intervento effettuato.

Conclusioni: In conclusione, l'adozione di un secondo dispositivo di distrazione interspinosa previo rinforzo delle lamine appare possibile ed efficace in pazienti sottoposti a un precedente intervento di distrazione interspinosa fallito per rimodellamento e/o frattura delle lamine.

L'uso di una metodica TCguidata consente sempre di inserire, ove possibile per morfologia di lamine, un secondo dispositivo in assenza di rischio.


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