Commento a:
A pilot-randomized, double-blind crossover trial to evaluate the pharmacokinetics of orally administered 25-hydroxyvitamin D3 and vitamin D3 in healthy adults with differing BMI and in adults with intestinal malabsorption.
N. Charoenngam, T.A. Kalajian, A. Shirvani, G.H Yoon, S. Desai, A. McCarthy, C.M. Apovian, M.F. Holick.
Am J Clin Nutr (2021) 114(3):1189–1199
Vi è un continuo dibattito sull’utilità della supplementazione con vitamina D sia in condizioni fisiologiche sia, soprattutto, nella prevenzione di alcune malattie. Recentemente, tale dibattito si è ulteriormente ravvivato dalla prospettata utilità della vitamina D nel prevenire l’infezione da COVID-19 o nel modularne positivamente il decorso. All’interno di questo dibattito, un altro motivo di discussione è costituito dalla forma di vitamina D da utilizzare.
Le tre forme principali di vitamina D sono infatti rappresentate da: colecalciferolo (vitamina D3), calcidiolo [25(OH)D3] e 1,25 (OH)2D3 (calcitriolo), anche se esistono altri composti utilizzati in commercio ma con minore diffusione (ergocalciferolo, alfacalcidiolo).
Gli autori di questa indagine hanno valutato la farmacocinetica del colecalciferolo e del calcidiolo in soggetti normali e in pazienti con varie forme di malassorbimento intestinale.
Il risultato principale è rappresentato dal rilievo che la biodisponibilità della somministrazione orale di 25(OH)D3 è uguale sia nei soggetti normali, sia nei pazienti con malassorbimento. Ciò dipende molto probabilmente dal fatto che, essendo la 25(OH)D3 più idrofilica, viene direttamente assorbita nel sistema portale e distribuita nella circolazione. Il percorso metabolico della vitamina D3 è invece più complesso, poiché questa deve essere incorporata nei chilomicroni e giungere nel sistema linfatico prima di passare nella circolazione generale. In aggiunta a ciò, la biodisponibilità del calcidiolo è risultata essere maggiore rispetto al colecalciferolo nei soggetti normali obesi.
Anche se questo lavoro ha alcuni limiti, il principale dei quali rappresentato dai ridotti livelli di 25(OH)D raggiunti dopo somministrazione di calcidiolo rispetto a lavori pubblicati nel passato [1–3], tuttavia rappresenta un contributo importante poiché rafforza il concetto che in almeno due condizioni (cioè il malassorbimento intestinale e l’obesità) si dovrebbe preferire la somministrazione di calcidiolo rispetto a quella di colecalciferolo. Alternativamente, le dosi di quest’ultimo dovrebbero essere aumentate per raggiungere i valori di sufficienza di vitamina D.
Footnotes
Nota della casa editrice
Springer Nature rimane neutrale in riguardo alle rivendicazioni giurisdizionali nelle mappe pubblicate e nelle affiliazioni istituzionali.
Bibliografia
- 1.Russo S, Carlucci L, Cipriani C, et al. Metabolic changes following 500 μg monthly administration of calcidiol: a study in normal females. Calcif Tissue Int. 2011;89(3):252–257. doi: 10.1007/s00223-011-9513-1. [DOI] [PubMed] [Google Scholar]
- 2.Bischoff-Ferrari HA, Dawson-Hughes B, Stöcklin E, et al. Oral supplementation with 25(OH)D3 versus vitamin D3: effects on 25(OH)D levels, lower extremity function, blood pressure, and markers of innate immunity. J Bone Miner Res. 2012;27(1):160–169. doi: 10.1002/jbmr.551. [DOI] [PubMed] [Google Scholar]
- 3.Minisola S, Cianferotti L, Biondi P, et al. Correction of vitamin D status by calcidiol: pharmacokinetic profile, safety, and biochemical effects on bone and mineral metabolism of daily and weekly dosage regimens. Osteoporos Int. 2017;28(11):3239–3249. doi: 10.1007/s00198-017-4180-3. [DOI] [PubMed] [Google Scholar]
